Hey, this photo is ©Elena Gatti Wedding

Pensieri di fine stagione

28 Nov 2018 , EG-Wedding

Oggi vi parlerò di qualcosa di personale, qualcosa che riguarda sì il lavoro ma va oltre, qualcosa che riguarda la vita, qualcosa che potrebbe essere importante per tutti noi.

Per introdurvi questo mio cumulo di pensieri ho deciso di usare una foto tratta dal mio matrimonio con Alessia scattata dall’amico e collega Dario Dusio. Perché la scelta di questa foto? Lo capirete leggendo…

Solitamente si aspetta l’ultimo giorno dell’anno per “tirare le somme” dell’anno appena passato e per stendere i buoni propositi per l’anno nuovo, ma io sinceramente ci sto già pensando da mesi e ancor più negli ultimi giorni.

Ormai sono giunta quasi al termine dei lavori con i matrimoni di questa splendida stagione 2018 e ho così tanti pensieri per la testa che davvero non so nemmeno come stenderli.

Pensavo di fare un video in cui mettere in primo piano la mia faccia (bella o brutta che sia) perché in fondo quello di cui vorrei parlarvi assomiglia più ad una chiacchierata. Molto probabilmente il video lo farò, ma prima ho bisogno di riordinare un po’ le idee e non c’è modo migliore di farlo se non con la scrittura.

Ho intrapreso la fotografia come professione 4 anni fa e credetemi se vi dico che non avrei mai e poi mai pensato che in così poco tempo sarei riuscita a fare tutto questo e mi sono spesso fermata a capire come e, sopratutto, perché questo piccolo “successo” è arrivato. Alcuni potrebbero dire che è merito della bravura? Talento? No, io non credo che sia questo, io credo che si tratti semplicemente di umanità, quel lato buono dell’umanità che ancora mi fa sperare che il mondo possa essere un posto migliore.

Lasciamo perdere tutti i discorsi relativi alla tecnica, al marketing, a quello e a quell’altro. Sono qui per parlarvi di cose che esulano totalmente dalla fotografia. Sono qui per parlarvi di vita, di persone, di pensieri e di emozioni.

Con il mio lavoro ho scoperto la vita, anzi, direi che grazie al mio lavoro sono davvero tornata a vivere e questo ha creato in me una felicità indescrivibile, ma non solo. Grazie al mio lavoro ho scoperto davvero il valore della vita, l’importanza degli attimi e quanto sia prezioso ogni istante in cui respiriamo. Ed è da questi pensieri che ne nascono mille altri di cui vorrei davvero parlarvi e che sto cercando di riordinare qui.

Vi siete mai fermati a pensare quanto tempo passiamo con gli occhi ad uno schermo? Quanto tempo passiamo a preoccuparci di cose futili come i like ad una foto? Quanto tempo passiamo semplicemente a scorrere la bacheca di Facebook intasandoci con notizie inutili? Quanto veniamo bombardati da notizie orribili e sconcertanti che magari ci lasciano anche indifferenti e passiamo oltre a vedere l’ultimo singolo di pinco pallino o quanti like la foto di tizio caio si è preso?

E al contempo, vi siete mai fermati a riflette a tutto quello che ci stiamo perdendo a causa delle cose sopra? Da quanto tempo non vi fermate a guardare il colore del cielo? Da quanto tempo non ascoltate il canto degli uccelli? Da quanto tempo non vi lasciate inebriare dal profumo dei fiori in primavera e dal colore delle foglie in autunno? Da quanto tempo non guardate negli occhi la persona che amate dicendole semplicemente “ti amo”? Da quanto tempo non leggete un libro dall’inizio alla fine? Da quanto tempo non visitate un museo? Da quanto tempo non ascoltate un concerto senza riprenderlo con il cellulare? Da quanto tempo non vi godete un momento senza alcun oggetto tecnologico?

Potrei andare avanti all’infinito, ma alla fine la domanda è: da quanto tempo non vivete veramente?

Questo ultimo anno per me è stato davvero molto importante e non solo dal punto di vista lavorativo ma anche, e soprattutto, personale. In questo ultimo anno ho davvero ripreso a vivere, ho aperto gli occhi su tantissime cose e mi sono anche resa conto di tutto quello che mi sto perdendo, nonostante i miei sforzi.

Amo il mio lavoro, e questo già lo sapete, ma amo anche la mia vita e soprattutto amo la mia vita affianco alla persona che ho sposato.

Non voglio commettere l’errore di mettere al primo posto il lavoro, per quanto questo possa essere per me una fonte di gioia. Al primo posto c’è la vita, perché, pensateci bene, la vita è una ed una soltanto, non si ripete, non si torna indietro.

Negli ultimi mesi il tempo per vivere davvero è stato poco, troppo poco. Ho passato intere giornate incollata al pc a lavorare, nonostante abbia staccato molto di più dai vari social, ma ugualmente il tempo passato davanti ad uno schermo è stato tanto e anche per forza di cose dato che il mio lavoro è per l’80% questo (post produzione, social, marketing ecc…).

Ma cosa ha comportato questo? Mi sono persa praticamente tutta l’estate, il sole l’ho visto solo in foto o dalla finestra quando ho dovuto oscurarlo perché altrimenti non riuscivo a lavorare al pc. Mi sono persa il canto degli uccelli, le passeggiate, il piacere di leggere un libro all’ombra di un albero, la sensazione della carta tra le mani, quella leggera umidità di un prato quando ti sdrai a guardare il cielo… Ho perso i momenti con mia moglie, tanti momenti, nonostante viviamo insieme 24h su 24h.
Ho fatto tanto, davvero tanto per perdermi il meno possibile di tutto questo, ma ora, che siamo ormai prossimi alla fine dell’anno, mi sono resa conto che non è bastato.
Forse non lo sentirete mai da nessuno, ma io ve lo dico sinceramente: è arrivato il momento in cui mi sento stanca.

Non fraintendetemi, sono davvero felice che il mio lavoro sia, nel suo piccolo, decollato e sono ancora più felice di questo perché è davvero il lavoro che amo ma… ma ho capito che devo porre dei limiti.

Ed ecco che arrivo al fulcro di tutta questa mia infinita riflessione. Ho deciso di pormi dei limiti lavorativi e non solo.

Prima di conoscere mia moglie Alessia stavo passando un periodo un po’ particolare ed ero affascinata dalla vita minimal. Questo pensiero è tornato più forte che mai perché, alla fine, a cosa ci servono tutte le cose di cui ci circondiamo? Sono solo cose, distrazioni, riempimenti di spazi vuoti.

Vivere minimal. E questo cosa c’entra con il mio lavoro? C’entra perché vivere minimal significa anche lavorare il giusto, vivere in modo semplice ed essere felici.

Quindi ho deciso che dall’anno prossimo inizierò a pormi un limite lavorativo che consisterà in un numero massimo di matrimoni, non più matrimoni consecutivi o troppo ammucchiati ma bensì ben distribuiti in modo da permettermi di lavorare con tranquillità, essere felice e, di conseguenza lavorare meglio.

Potrete dirmi che questa scelta è controproducente, che mi precluderà dei guadagni ecc… ecc… ed è tutto assolutamente vero, ma a che scopo guadagnare tanto per poi non vivere? Per riempire quei famosi spazi vuoti?

Alcuni potranno pensare che non ho voglia di lavorare, ma non è così, anzi, è tutt’altro! Tengo così tanto al mio lavoro e alla mia vita che intendo dedicare ad entrambe il giusto tempo. Un fotografo felice è un fotografo che lavora meglio e questo vale per qualsiasi tipo di attività. Una persona felice è un lavoratore migliore, più attento, più veloce, più brillante, più motivato.

Quello che però è importante che sappiate è che sto sottolineando che la vita è importante, che ogni momento è fondamentale e questo significa che anche la vostra vita è importante, che ogni vostro respiro è qualcosa da vivere appieno. Ed è anche per questo che io, per voi, voglio essere una fotografa migliore, una persona prima di tutto. Perché non siamo macchine, non siamo numeri, ma siamo persone, esseri viventi, ed ognuno di noi è unico.

Non so se sono riuscita a riassumere i miei pensieri (anche se parlare di riassunto dopo questo papiro è un ossimoro, me ne rendo conto), ma soprattuto spero che il mio messaggio sia passato a chi ha avuto il coraggio di arrivare a leggere fino a qui.

Nei prossimi giorni sicuramente farò un video ed in quel caso cercherò davvero di riassumere, ma intanto that’s it.

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